Per una volta torno nuovamente serio.
Ormai sapete tutti che Piergiorgio Welby, affetto da distrofia muscolare da 10 anni, ieri sera alle 23:30 è spirato.
E' un uomo che non ha avuto la nostra fortuna , di vivere una vita normale...dall'età di 18 anni rinchiuso in una stanza con un respiratore artificiale...dai 18 anni affetto da una malattia che non ha cura, dai 18 anni costretto a vivere rinchiuso in un mondo che non permette di "vivere".
Dopo l'intervento del consiglio superiore di sanità che ha detto no, dopo il ricorso negato, dopo gli appelli del Papa, il suo medico, dopo l'ennesima richiesta esplicita, gli ha somministrato prima un sedativo, ed ha staccato "finalmente" la spina.
Una vita si è spenta, una vita che non ha partecipato alla società, ma che in breve tempo ha insegnato a molti la differenza fra l'amore per la vita, e l'amore per se stessi.
Il Vaticano, non ha ancora capito questa differenza, le forze politiche non lo hanno capito, la sanità non l'ha capito, ma il medico che si è auto denunciato come autore "dell'eutanasia", lo ha capito, e questo gesto di un uomo, che ha preferito l'umanità ed il rispetto per Piergiorgio, che la propria carriera medica, merita il massimo rispetto, sia etico che personale.
Io ho usato il termine "eutanasia", ma lo è veramente?
Secondo me no, come medico ha posto fine ad una cura i cui benefici ormai erano inferiori ai problemi che stava arrecando...Piergiorgio soffriva, sia fisicamente, che soprattutto mentalmente, e più che una cura ormai era diventata una tortura insopportabile.
Il medico, Mario Riccio, ha fatto quello che secondo me era giusto: "Si tratta di interrompere un atto terapeutico che era già accanimento".
Un grosso Grazie a Piergiorgio, mi hai insegnato più te in 88 giorni, che la società in anni di vita.
giovedì 21 dicembre 2006
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